10 gennaio 2012

Leo's Good Beer Guide, Manchester 2012

Città piccola, molto piccola, escludendo i sobborghi bastano le proprie gambe per raggiungere qualsiasi destinazione. Norther Quarter, Salford Quays e Castlefield puzzano ancora di rivoluzione industriale, sovente capiterà di fermarsi a guardare strade buie e fumose pensando di averle già viste in un film - sì, ma quale? Molto probabilmente, il ventenne con cui incrocerete lo sguardo riassumerà i canoni stilistici del brit pop e saprà suonare meglio di voi.

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Assieme perchè di proprietà dello stesso birrificio, Marble. Assieme anche perchè gli unici che abbiano potuto salvare la mia sete in un primo gennaio deserto, uggioso e colmo di saracinesce abbassate. Assieme benchè diversissimi.
57 è un caffè, talmente piccolo da non meritare altro nome se non quello della strada e del civico dove risiede. Bar sulla destra, tavolone unico condiviso sulla sinistra, pittura verde-bianca, lavagne: una per i cask, l'altra per i sandwich, l'altra ancora per le belghe in frigorifero. Marble Pint è lì a ricordarmi perchè bevo birra, 3.9 gradi di color oro saggiamente luppolato - separarsene è volersi male.
Marble Arch è invece il pub come lo immaginiamo letto in un libro: adiacente al birrificio, mosaici sul pavimento, bassorilievi lì dove finiscono le piastrelle alle pareti e iniziano le volte del soffitto, un fuoco, su uno sgabello un vecchio, forse immobile da anni, dietro il bancone lei, un po' brutta un po' antipatica, eppure con quel non so ché di affascinante. Marble Bitter, in breve una Pint con meno luppolo ma più corpo e rotondità: tocca cenare con quella, quei formaggi inglesi di cui ho letto meraviglie a capodanno me li posso scordare.

Bisogna convincersi di essere giovani abbastanza, poi entrare. Pare un edificio industriale nel quale in due giorni han costruito un bar e buttato due tavolini, due divani - al pubblico piace, forse anche per il denso calendario musicale a corredo, e alla fine anche a me convince. Spine trascurabili, ma bottiglie e cask scelti bene. La sorpresa è un piccolo birrificio locale, Red Willow, e una delle sue pale, Wreckless: fruttato maturo e bello gonfio sopra un letto di malto masticabile ma non stucchevole.

Stesso triste stradone di Marble Arch ma più verso il centro città, una casupola solitaria in mezzo ad un parcheggio sferzato dal vento. L'interno sarà meno bello delle foto contenute nel sito web, ma la batteria di handpumps e la cucina sapranno essere all'altezza dell'award Camra vinto nel 2010. Il pianoforte è all'ingresso e il camino con il fuoco al mio fianco, mentre Hawkshead Brodie's Prime scalda l'inverno senza ubriacarlo.

The big deal.
Un anno in questi giorni ma già sulla bocca di tutti, grazie ad un'offerta vasta e non meno curata. Ambiente moderno - come tende ad esserlo quello dei nuovi pub inglesi - e quindi alleggerito di orpelli, legno e luci senza per questo risultare freddo. Quindici, forse venti spine e sette cask, con Magic Rock, Thornbridge e Dark Star sempre lì; se non bastasse, la parete di frigo sul retro saprà saziare ogni altra voglia esotica.
Bevuto forte ma non tanto da dimenticare cosa, ne scelgo una: Marble/Fuller's Old Manchester. Malto ciccione, toffee e caramelloso, arancia candita e pepata che rivela la mano Fuller's, l'ossidazione amplifica anzichè togliere, l'alcol attacca ma ne vuoi ancora. 
Chapeau!

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