24 maggio 2011

Un confusionario stream of consciousness: Beer Bloggers Conference

Venerdì

Il piano è quello di partecipare alla Conference solamente il sabato: un viaggio a Londra è occasione troppo ghiotta per stare seduti ad ascoltare un dibattito sul passato/presente/futuro del blogging birrario. Il piano dovrebbe essere quello, perchè qualcosa invece mi porta a rovesciare le mie idee ed essere in aula già a metà pomeriggio, subito dopo aver capito in quale ostello avrei dovuto dormire.

L'intervento di Pete Brown, Melissa Cole e Mark Fletcher sta volgendo al termine, il punto fondamentale è quello di infondere la coscienza e l'importanza del comunicare birra online in questo momento storico. Finisce purtroppo prima che io possa entrare concretamente nella discussione.
Piano inferiore.
Tasting curato da Flavor ActiV, una birra qualsiasi alla quale viene aggiunto uno specifico off-flavour per stimolare la ricettività del degustatore: diacetile, lightstruck, acetaldeide, cartone... non esattamente ciò che speri di incontrare nel tuo primo giorno a Londra, in compenso una chance per ripassare quanto già fatto ai corsi Unionbirrai.
Aperitivo.
Sharp's Monsieur Rock, ossia una collaborazione tra Stuart Howe e l'uomo Jean-Marie Rock (e parlando di effetto mediatico, provate a gugolare per vedere il fermento creatosi attorno alla birra non appena è stata presentata sul mercato). Una pilsner tutto Saaz maturata in tank per due mesi, dominata da un'infinita buccia di limone e un perfetto equilibrio boccale che rende arduo rifiutare la seconda. Tutti probabilmente conoscerete la mia rinomata forza di volontà, ne ho chieste tre.
Cena.
Dove cibo e birra passano in secondo piano rispetto al discorso che ufficializza il ritiro di Steve Wellington, già birraio di Bass e Worthington e colui che con White Shield ha restituito Burton Upon Trent alla storia: c'è silenzio, pochi mangiano o bevono, papabile commozione. Per una volta mi sento anche io un po' inglese.
Dopocena.
Curato da Pilsner Urquell, che ha ben pensato di scegliere proprio la Conference come trampolino di lancio per il video e la campagna pubblicitaria di The Book Of Legends - abile e impeccabile azione di marketing. C'è una sala allestita per l'occasione: ambientazione est-europea, un quartetto jazz di sottofondo, e Pilsner Urquell a fiumi - quella vera, non filtrata, in botte, che puoi trovare solo a Plzen o in poche selezionatissime birrerie di Praga.

Oh sì!

Sabato

Apro gli occhi, sono in ostello ma non ricordo come esserci arrivato. Mi congratulo col mio cervello per saper mantenere quel briciolo di coscienza che mi guida sempre a casa, lui mi ringrazia sentitamente con un mal di testa biblico. Magro conforto il fatto che appena arrivato alla Conference tutti sembrano aver vissuto simile risveglio.

Aprono Dave Bailey (Hardknott), Fergus Fitzgerald (Adnams), Mark McClean (Brunehaut), presentando a turno l'approccio comunicativo del proprio birrificio. Punto fortemente in comune, il veicolo Twitter come miglior mezzo tramite cui raggiungere le persone: non tanto il pubblico e i propri clienti diretti, quanto bloggers ed altri comunicatori online ai quali spetterà poi diffondere nomi e prodotti. Illuminante.
Tocca a me.
Darren/Beer Sweden dalla Svezia, Arnoud/Bestetotnutoe dall'Olanda e il sottoscritto dall'Italia, per un'ora di confronto tra le rispettive nazioni di appartenenza. Tante diversità ma anche tanti punti di contatto, uno su tutti la necessità di dover parlare più al grande pubblico piuttosto che all'appassionato.
Brewdog.
Martin Dickie fa suonare "I Wanna Be Your Dog" di The Stooges, stappa una Hardcore IPA e racconta passo per passo la storia del più controverso birrificio del Regno Unito. Il bello arriva verso la fine, quando proietta uno schizzo di quello che sarà il nuovo edificio produttivo.
Pomeriggio.
Una chiacchierata ben costruita tra Tim Hampson e Pete Brown: commenti, scambio di ruoli, botta e risposta ai confini del palco teatrale. Un grande lavoro sulla figura del blogger/amatore ben riassunto ieri dalle parole in libertà di Lorenzo.
Segue una sessione di abbinamento birra/cibo curato da Beer Academy, purtroppo mediocre se penso a quanto bene siamo abituati a questo genere di eventi quì in Italia, dopodichè è il momento Live Beer Blogging: sette birrifici, ognuno con cinque minuti di tempo per poter spiegare una propria birra, e sessanta assetati di parole pronti a comunicare al mondo le proprie impressioni. Capisci chi ha vinto quando a sessione ultimata il banchetto Bad Attitude viene letteralmente derubato delle poche bottiglie di Two Penny avanzate.
Night Of Many Beers, Camden Town Brewery.
Salto gran parte della cena per poter organizzare il tavolo delle birre italiane presenti alla festa: Toccalmatto, Italiano, Ducato, L'Olmaia. Ricordo le telefonate, e la difficoltà nello spiegare ad ognuno quanto potesse essere interessante partecipare: bhè durante tutta la serata sono stato praticamente assalito, costantemente circondato da persone con tanta curiosità, mille domande e occhi strabuzzanti dopo aver assaggiato una Zona Cesarini, una Tipopils, una Bia IPA, una BK. Certo, sarebbe stato bello poter essere pronti anche noi OM, ma ho lavorato come se le birre fossero le mie: perchè così deve essere, assieme ed uniti per far sapere al mondo che anche quì, quando non ci perdiamo in battibecchi fini a sè stessi, sappiamo fare bene il nostro lavoro.

Chiamatemi ingenuo, sappiate io preferisco amatore.

14 maggio 2011

Pilsner weekend

Come molti di voi, fidati lettori e beer hunters, mi sto preparando per Pils PrideNon che serva poi molto: stomaco vuoto, moleskine, tanta sete. Purtroppo a questo bisognerà aggiungere un ombrello, dato che il meteo pare voglia a tutti costi penalizzare un evento che mostra il suo lato migliore proprio nell'ampio giardino esterno del Birrificio Italiano.

All'attacco. Thornbridge e Kout Na Sumave, di cui ho ottimi ricordi.

Da ritrovare. La Victory Prima Pils della prima edizione, un gioiello perduto.

Da evitare. Assaggiarle tutte e poi continuare solo con Tipopils, frustrante.

Noia. Quel dannato microfono col quale chiamano la gente per ritirare il cibo, quest'anno giuro porto i tappi. La musica: stupiteci con qualcosa di diverso. 

Le speranze. Nuovi piatti in abbinamento, birre italiane in gran spolvero, quel senso di evento imprescindibile delle prime due edizioni.

Un consiglio. Il bicchiere: pensare di gestire un evento di questa portata con spillatura in due tempi in un calice così alto e stretto è da pazzi. Senza contare il cordoncino attaccato al gambo per identificare le persone, sbiadisce poco dopo e crea sempre grande caos. Se avete conservato il bicchiere fate come me, almeno annodate qualcosa di colorato da casa.

Promessa. Bere piano.

13 maggio 2011

Aggiungi un posto (scomodo) a tavola

Premessa.
Questo post è stato pubblicato giovedì 12 maggio. La sera stessa e per circa 24 ore Blogger ha avuto diversi problemi, mandano in tilt parecchi utenti. Alle ore 19 di oggi venerdì 13 maggio il sistema riprende a funzionare ma il mio ultimo post non viene visualizzato, non figurando nemmeno come bozza nel mio archivio personale. Non sono solito salvare gli scritti di questo blog sul computer, sembrava definitivamente perso. Fortunatamente Google Buzz è venuto in salvifico aiuto.

Io per ora non avanzo ipotesi.
Voi leggete il post, che ora è ben salvato su disco fisso, ed eventualmente pronto a essere ripubblicato più e più volte.

***

Avrei dovuto saperlo fin dal principio.
Una email firmata Identità Golose che mi invitava ad una cena ospitata dal ristorante Ratanà a Milano. Cena curata dallo chef Marco Stabile e dalla pasticcera Loretta Fanella, a base di birra e abbinata alla stessa. Gli sponsor erano lì in alto, a lato del flyer allegato a fine email: Acqua Panna e San Pellegrino, Lavazza, Birra Moretti. Però non ho resistito, e ho domandato che birre avessero scelto come abbinamenti. La risposta? Puro cinismo: Moretti Baffo D'Oro, Doppio Malto e Grand Cru.

Ovviamente ho accettato di buon grado l'invito: per curiosità e gola soprattutto, ma anche per sverginarmi con la famigerata Grand Cru. Bestemmierò, ma l'ho trovata tutto fuorchè una birra cattiva: odora di Belgio, con esteri fruttati un po' banana un po' pera e un lieve calore etilico. Poi in bocca... vuota. Un vuoto inconcludente, del quale non riesci a dire bene nè male, perchè fatichi a ricordare anche dopo averla appena deglutita. Certo, saremmo stati tutti più contenti con un po' di trasparenza sulla sua vera origine, però ne ho bevuta volentieri mezza bottiglia - complice il fatto che Baffo D'Oro sapesse di piselli e Doppio Malto di cassapanca. Questo il menù completo, di modo che anche voi possiate rendervi conto della discordanza tra l'eccellenza dei piatti e la pochezza degli abbinamenti. Ancora divento matto ripensando alle innumerevoli birre, quelle vere, che mi sono balzate in mente dopo ogni forchettata.

Sopra ogni cosa: un responsabile Heineken al quale vengo presentato.
"Piacere, Alessio Leone. Scrivo di birra su Hoppy-Hour."
"Hoppy che?"
"Hoppy-Hour. Sa, dalla parola inglese hop."
"Aaah! E cosa significa?"

06 maggio 2011

The Session #51: The Great Online Beer & Cheese-Off


The Session is a monthly collaborative effort of beer bloggers about a single theme, this month hosted by Jay Brooks at Brookston Beer Bulletin. The theme? Beer and cheese. How not to participate?

***

Scheme was: pick up three widely-available American cheeses and then feel free to experiment with beer pairings, even if he noted suggestions taken from The Brewmaster's Table and The Beerbistro Cookbook. This is no America, so no chance to find Maytag Blue, Widmer 1-year aged Cheddar or Cypress Grove Humboldt Fog. But this is Italy, meaning top quality artisan cheeses as well, while my local cheesemonger is just two-minutes walk from the house door.

I wanted cheeses to be similar to those suggested, so here's what I bought:
French, surface ripened goat milk cheese.
I-don't-know-how-old English Cheddar.
Gorgonzola Naturale.

On the contrary, I went totally random with the beers:
Birra Del Borgo My Antonia with the first cheese.
Brasserie Dupont Avec Les Bons Voeux with the second one.
Cantillon Cuvée Saint-Gilloise and Anchor Old Foghorn both with the third.


Must admit I am generally shit in beer versus food - I'm more on the eat or drink side - and this was confirmed by the third pairing: Saint-Gilloise was lemony, tart, musky and had nothing to do with the blue cheese; Old Foghorn lacked in complexity, lasting, booze and was slightly over-carbonated.
Given that, my tastebuds are still grateful for the other two pairings.
My Antonia, a collaboration brew between Dogfish Head and Birra Del Borgo, bursted with grassy, herbal, ripe yellow fruits aromas, it was bone-dry with a long but pleasant bitter finish. Goat cheese was super-perfumy on the rind, had a creamy texture and tasted of fresh raw milk. Together went ace, leaving an intense aftertaste I can still feel in this very moment.
Cheddar was a big challenge: it smelled like cows and farms, a wild intense flavour matched with a thick texture that glued palate and teeth. Had a sip of My Antonia and the beer was blown away, while it was Avec Les Bons Voeux the one that did the job: pear liquor, fruity esters, fresh yeast, big carbonation, bitterness, heating. Two giants standing hand in hand, matching/fighting/completing the subtlety of each other. And adding just that little bit of mustard to the game, oh well...

Today I got some Cheddar and Blue Cheese left, the only problem is Kronenbourg being the only beer in the fridge.

03 maggio 2011

Il mio publican

Il mio publican ha il sorriso.
Il mio publican viaggia, impara, conosce, poi racconta.
Il mio publican cura pub e birre più di quanto curi sè stesso.
Il mio publican sa consigliare, incuriosire, correggere, sgridare.
Il mio publican ascolta.
Il mio publican lavora con birra sia straniera che italiana.
Il mio publican è anche bevitore, e sa quanto deve costare una birra.
Il mio publican ha gli occhi che brillano quando svetta dietro al bancone.
Il mio publican può accostare in spina una birra macro ed una micro, senza provare vergogna.
Il mio publican ha sempre una parola da spendere con chiunque: l'amico, l'appassionato, il menefreghista, il turista, il vecchio, il cretino.
Il mio publican ha la giornata storta, come me, come te.
Il mio publican finisce di lavorare e si siede con me per l'ultimo bicchiere.
Il mio publican ha la pancia. 
Il mio publican mi chiama per nome.
Il mio publican non esiste.

Flusso di pensieri generati da due pomeriggi trascorsi a United Indipubs.