Venerdì
Il piano è quello di partecipare alla Conference solamente il sabato: un viaggio a Londra è occasione troppo ghiotta per stare seduti ad ascoltare un dibattito sul passato/presente/futuro del blogging birrario. Il piano dovrebbe essere quello, perchè qualcosa invece mi porta a rovesciare le mie idee ed essere in aula già a metà pomeriggio, subito dopo aver capito in quale ostello avrei dovuto dormire.
L'intervento di Pete Brown, Melissa Cole e Mark Fletcher sta volgendo al termine, il punto fondamentale è quello di infondere la coscienza e l'importanza del comunicare birra online in questo momento storico. Finisce purtroppo prima che io possa entrare concretamente nella discussione.
Piano inferiore.
Tasting curato da Flavor ActiV, una birra qualsiasi alla quale viene aggiunto uno specifico off-flavour per stimolare la ricettività del degustatore: diacetile, lightstruck, acetaldeide, cartone... non esattamente ciò che speri di incontrare nel tuo primo giorno a Londra, in compenso una chance per ripassare quanto già fatto ai corsi Unionbirrai.
Aperitivo.
Sharp's Monsieur Rock, ossia una collaborazione tra Stuart Howe e l'uomo Jean-Marie Rock (e parlando di effetto mediatico, provate a gugolare per vedere il fermento creatosi attorno alla birra non appena è stata presentata sul mercato). Una pilsner tutto Saaz maturata in tank per due mesi, dominata da un'infinita buccia di limone e un perfetto equilibrio boccale che rende arduo rifiutare la seconda. Tutti probabilmente conoscerete la mia rinomata forza di volontà, ne ho chieste tre.
Cena.
Dove cibo e birra passano in secondo piano rispetto al discorso che ufficializza il ritiro di Steve Wellington, già birraio di Bass e Worthington e colui che con White Shield ha restituito Burton Upon Trent alla storia: c'è silenzio, pochi mangiano o bevono, papabile commozione. Per una volta mi sento anche io un po' inglese.
Dopocena.
Curato da Pilsner Urquell, che ha ben pensato di scegliere proprio la Conference come trampolino di lancio per il video e la campagna pubblicitaria di The Book Of Legends - abile e impeccabile azione di marketing. C'è una sala allestita per l'occasione: ambientazione est-europea, un quartetto jazz di sottofondo, e Pilsner Urquell a fiumi - quella vera, non filtrata, in botte, che puoi trovare solo a Plzen o in poche selezionatissime birrerie di Praga.
Oh sì!
Sabato
Apro gli occhi, sono in ostello ma non ricordo come esserci arrivato. Mi congratulo col mio cervello per saper mantenere quel briciolo di coscienza che mi guida sempre a casa, lui mi ringrazia sentitamente con un mal di testa biblico. Magro conforto il fatto che appena arrivato alla Conference tutti sembrano aver vissuto simile risveglio.
Aprono Dave Bailey (Hardknott), Fergus Fitzgerald (Adnams), Mark McClean (Brunehaut), presentando a turno l'approccio comunicativo del proprio birrificio. Punto fortemente in comune, il veicolo Twitter come miglior mezzo tramite cui raggiungere le persone: non tanto il pubblico e i propri clienti diretti, quanto bloggers ed altri comunicatori online ai quali spetterà poi diffondere nomi e prodotti. Illuminante.
Tocca a me.
Darren/Beer Sweden dalla Svezia, Arnoud/Bestetotnutoe dall'Olanda e il sottoscritto dall'Italia, per un'ora di confronto tra le rispettive nazioni di appartenenza. Tante diversità ma anche tanti punti di contatto, uno su tutti la necessità di dover parlare più al grande pubblico piuttosto che all'appassionato.
Brewdog.
Martin Dickie fa suonare "I Wanna Be Your Dog" di The Stooges, stappa una Hardcore IPA e racconta passo per passo la storia del più controverso birrificio del Regno Unito. Il bello arriva verso la fine, quando proietta uno schizzo di quello che sarà il nuovo edificio produttivo.
Pomeriggio.
Una chiacchierata ben costruita tra Tim Hampson e Pete Brown: commenti, scambio di ruoli, botta e risposta ai confini del palco teatrale. Un grande lavoro sulla figura del blogger/amatore ben riassunto ieri dalle parole in libertà di Lorenzo.
Segue una sessione di abbinamento birra/cibo curato da Beer Academy, purtroppo mediocre se penso a quanto bene siamo abituati a questo genere di eventi quì in Italia, dopodichè è il momento Live Beer Blogging: sette birrifici, ognuno con cinque minuti di tempo per poter spiegare una propria birra, e sessanta assetati di parole pronti a comunicare al mondo le proprie impressioni. Capisci chi ha vinto quando a sessione ultimata il banchetto Bad Attitude viene letteralmente derubato delle poche bottiglie di Two Penny avanzate.
Night Of Many Beers, Camden Town Brewery.
Salto gran parte della cena per poter organizzare il tavolo delle birre italiane presenti alla festa: Toccalmatto, Italiano, Ducato, L'Olmaia. Ricordo le telefonate, e la difficoltà nello spiegare ad ognuno quanto potesse essere interessante partecipare: bhè durante tutta la serata sono stato praticamente assalito, costantemente circondato da persone con tanta curiosità, mille domande e occhi strabuzzanti dopo aver assaggiato una Zona Cesarini, una Tipopils, una Bia IPA, una BK. Certo, sarebbe stato bello poter essere pronti anche noi OM, ma ho lavorato come se le birre fossero le mie: perchè così deve essere, assieme ed uniti per far sapere al mondo che anche quì, quando non ci perdiamo in battibecchi fini a sè stessi, sappiamo fare bene il nostro lavoro.
Chiamatemi ingenuo, sappiate io preferisco amatore.

