28 novembre 2010

Occhi aperti, questi bergamaschi sanno il fatto loro

Anni di solido homebrewing alle spalle ed ora il momento, il passo. Senza però quelle vertigini spesso create da quanti si gettano a capofitto nel professionismo, cavalcando l'entusiasmo birra senza redini e staffe. Quì sanno quello che stanno facendo e non hanno paura di osare, sperimentare.
Birrificio Via Priula di San Pellegrino Terme e Birrificio Endorama di Grassobbio. Due artigiani diversi e due diverse interpretazioni del liquido che ci piace tanto, diverse già nella forma: aura vintage e grafica Liberty di stampo enciclopedico per il primo (tutto torna poi quando si scopre di Giovanni Fumagalli ex-farmacista), stilizzazione dark e minimale per il secondo (prolungamento dell'immagine di Simone Casiraghi - non so se derivi da lì, ma non mi stupirei se il nome Endorama derivasse dall'album dei Kreator del 1999).
Nessuna paura nel giocare con gli stili: Bohemian Pilsner, American Pale Ale, Imperial Porter, Saison, Milk Stout. Picchi personali: Camoz a firma Via Priula, spremuta viscosa di liquirizia e quel Cascade che ti inebria, poi ti spiazza, poi ti inebria del tutto; Milkyman a firma Endorama, che giocando di fino con la bilancia vince dove le milk stout spesso falliscono.

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Ieri sera a Suisio, durante l'arduo compito di sopportare il sigaro di Nino Sherwood e l'ennesima, anonima folk band stracciapalle.

27 novembre 2010

Ho visto Beer Wars con un anno di ritardo

Anat Baron c'entra poco con la birra: direttrice generale di Mike's Hard Lemonade prima, produttrice televisiva per film tv hollywoodiani dopo. Beer Wars è il suo primo documentario, proiettato ieri a Monza all'interno dei festeggiamenti per i due anni del birrificio Fermentum. Un'indagine che vuole far luce sul mondo della birra negli Stati Uniti, taglio giornalistico di denuncia stile Michael Moore in gonnella.


Qualche dato:
1) Ad inizio novecento in US si contano più di 1900 birrifici.
2) Nel 1978 ne restano 5.
3) Bud Light, Miller Lite, Coors Light coprono oggi il 78% dell'intero mercato.
4) I tre marchi sopra citati spendono complessivamente un miliardo e mezzo di dollari l'anno in advertising pubblicitari.
5) La renaissance americana dei birrifici indipendenti erode al momento circa il 6/7% del mercato.

Tre protagonisti: la stessa Anat in prima persona a condurre la storia, Sam Calagione/Dogfish Head e Rhonda Kallman/Boston Beer Company che impersonificano invece la battaglia di Davide e Golia, i piccoli birrifici artigianali contro i giganti delle grandi industrie. I buoni e i cattivi, una lotta di sopravvivenza molto figurativa quasi fossimo dentro un fumetto Marvel - l'eroe uomo e il nemico mostro.

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Inizia così: "Pretty much everything in America that's important... is around beer!"
Sabato pomeriggio, apritevi una birra e godetevi lo streaming.

25 novembre 2010

In dialetto bergamasco si dice Bìre De Nadàl

Ed è un festival organizzato dal team di The Dome, una cupola in Val Seriana ormai diventata faro della birra artigianale in Lombardia, forse più. Un festival che arriva tra due settimane - 3/4/5 dicembre - e di cui nessuno sa ancora nulla. Tre briciole arrivano oggi, via @Scauca...

12:16 - "Qualche anticipazione sui fusti presenti a Bire De Nadal al The Dome: Abbaye De Saint Bon-Chien 08, Tsjeeses Reserva 09"
12:33 - "3 Fonteinen Kriek, Struise Black Damnation Coffee Club, Montegioco Demon Hunter, Beck Brau Quator"
12:35 - "Una verticale epocale di Stille Nacht alla spina: 06, 07, 08, 09 e forse 2010"

Basta questo per marcare il calendario e far girare la voce, fatelo.

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Update: non pago, il nostro alle 14:22 ci regala la scaletta ufficiale!

19 novembre 2010

Questa cosa Black IPA

Che poi è un ossimoro: Black India Pale Ale, non funziona. Forse meglio India Black Ale, anche se nel ventunesimo secolo la connessione indiana lascia un po' il tempo che trova. Cascadian Dark Ale suona quasi campanilistico, anche se tutto sommato rimane ad oggi il nome che mi convince di più. Una birra scura con caratteristiche tecniche accostabili ad una IPA, spesso caratterizzata da luppolo autoctono del Pacific Northwest, Cascadia.
A dispetto però di quanto dicano in California, la paternità dello stile appartiene invece alla costa opposta, Vermont nello specifico. Più precisamente ancora a Vermont Pub & Brewery del compianto Greg Noonan - non lo affermo io ma Jack Curtin su Ale Street News di agosto/settembre. E se non credete a Curtin provate a domandare a John Kimmick/Alchemist Pub & Brewery oppure a Shaun Hill/Hill Farmstead Brewery, che a quella pionieristica Blackwatch IPA creata nel 1994 da Glenn Walter (allora head brewer di Noonan) hanno guardato con devozione per studiare qualche anno più tardi le proprie personali interpretazioni dello stile: rispettivamente Alchemist El Jefe nel 2003 e The Shed Darkside nel 2006. Prima di Stone Sublimely Self Righteous Ale, nata nel 2007 e a torto spesso considerata capostipite del genere, e quindi prima del recente hype generato(si) attorno alla cosa Black IPA.
A Cesare quel che è di Cesare.
Me ne sono capitate alcune a tiro: 21st Amendment Back In Black, Deschutes Hop In The Dark, la suddetta Stone, e ultima non in ordine di importanza la versione di Foglie D'erba, della quale però non ricordo nè trovo il nome: nasi intensi, complessi, lunghi, che variano da ogni tipo di agrumi e resine a caffè verdi e tostature leggere, in bocca scivolano piuttosto agilmente, con corpi precisi ma snelli, e scendendo si aggrappano a fondo lingua con amaro chirurgico.
Occhi aperti per chiunque abbia intenzione di passare a Roma per Birre Sotto L'albero: Grassroots/Stillwater Fleur Noires e sto già salivando.

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Una domanda: Brewdoggies, dov'è la vostra versione?

16 novembre 2010

L'altro novembre, l'altro dicembre

Da quì a fine anno, oltre Birre Sotto L'Albero, oltre L'Isola Che Non C'è, oltre Xmas, oltre il programma che potete leggere sulla ricca pagina eventi del forum MoBI e oltre ciò che sta per essere definito mentre io scrivo e tu leggi. Due notizie che arrivano tramite mailing list, strumento che potrà sembrare obsoleto ma che diventa invece necessario quando per alcuni locali rappresenta l'unica forma di comunicazione. Ricevo e quindi diffondo - e forse prima poi riuscirò ad avere un compenso per questa forma primordiale di ufficio stampa.

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Martedì 30 novembre allo Scott Joplin di Milano si beve IPA: Great Divide Titan, Brewdog Punk, Brewdog I Hardcore You. Roba da nulla, direte voi (ma forse un po' anche io) che ormai nel latte inzuppate Cascade anzichè Kellog's; roba che scotta invece, in una città birrariamente imbarazzante se paragonata alla sua grandezza e densità. Testa bassa e prendere finchè ce n'è.

Sette giorni dopo, martedì 7 dicembre, Birrificio Italiano celebra la propria devozione a madre Pilsner: Tipopils, Extra Hop e Imperial Pils assieme fino all'ultima goccia - occasione per confrontare le tre variazioni sul tema e testare il luppolo nuovo proveniente dall'Hallertau. A contorno, una cena che si autocertifica "ad hoc", l'assaggio dei luppoli, le chiacchiere con i birrai e tutto ciò che solleticherebbe ogni singolo fanatico...
Francamente, io mi incollerò alle spine senza badare al corollario.

15 novembre 2010

In caso qualcuno se lo fosse perso, c'è un nuovo birrificio nell'aria

Birrificio OM in pieno fermento.

Lavori di ristrutturazione dell'edificio in pieno e frenetico svolgimento: rafforzamento della soletta al piano rialzato, realizzazione delle murature mancanti, innalzamento del tetto, predisposizione dei nuovi impianti elettrici ed idraulici. Troppe cose, nelle quali meglio gettarsi a capofitto senza pensare eccessivamente.
Velo ha già messo mano all'acciaio inox, saranno probabilmente pronti prima loro di quanto lo saremo noi. Stefano è al lavoro per quanto riguarda la progettazione delle ricette, e a dicembre due settimane con Thornbridge aggiungeranno l'ultimo tassello mancante. Nel mentre, la ricerca di quell'arredatore che riesca a soddisfare la nostra idea di pub sta volgendo al termine - molto, molto più difficile del previsto - e il progetto grafico curato da Yety sta prendendo forma.
Venerdì c'è stato un blitz a Norimberga per Brau Beviale, milleduecento chilometri di autostrada in trenta ore perchè ci vogliamo male: obiettivo imbottigliatrice, e idee ora decisamente più chiare, ma anche infiniti contatti partendo dai fornitori di materie prime arrivando agli impianti per il pub.
Parallelamente, la fiera ospitava la premiazione del concorso European Beer Star (del quale parlano ampiamente senza bisogno di appendici Maurizio, Andrea): ovvero la birra italiana che ancora una volta trova conferma delle proprie potenzialità. Non si capisce ancora se nel vedere la bottiglietta Via Emilia nella bacheca vincitori lo stupore e l'orgoglio siano più nostri o del tedesco che passi lì a fianco.

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Come sempre, per qualsiasi informazione una mail a info(at)birraom(dot)com oppure un tweet @birraom.

13 novembre 2010

15 giorni senza notizie non significa che non ce ne siano state

I lavori e le progettazioni in birrificio iniziano ad assorbire ogni momento della giornata. Mentre sono a Norimberga per Brau Beviale l'Italia si scopre adulta allo European Beer Star. Il weekend romano pre-natalizio si preannuncia epico. La nuova Session è stata pubblicata. Io devo dormire di più.


Maggiori informazioni nei prossimi giorni, magari non sull'ultima frase.