27 maggio 2010

Dico navigli e dici spritz, dici navigli e dico birra

Banalità e vanità versate in un tumbler con una fettina di arroganza. Facce impomatate e una generale necessità gratuita di divertimento che trova apice di completezza nell'instancabile rito dell'aperitivo.

Regola numero uno: mai porsi domanda alcuna sull'aperitivo.

Procedete con passo veloce e disinvolto; in caso di estrema urgenza il giornale che avete sottobraccio servirà da schermo per evitare spiacevoli incontri.
3 minuti e arrivate al civico 69, che recita Wizard, che con orgoglio sbandiera anche un "dal 9/9/'99". Apre alle 20, ma anche alle 19:30. E se va male 20:30, ma non vi venga in mente di dire bhè...
5 spine che sembrano handpumps ma non lo sono: così, per complicare un po' le cose. In una col caldo gira Saison Dupont, col freddo Westmalle Dubbel; in mezza stagione un grosso punto interrogativo. La fortuna resta sempre alle vostre spalle: tre vetrinette frigo piene di godimento, da De Ranke a Rulles, da Glazen Toren a De Dolle, da Struise a Samuel Smith. Concentratevi però, perchè nel frattempo lo stereo tenterà di distrarvi passando in rassegna dal glam più becero al death più spinto.
Tenesse un paio di italiane sarebbe già lì a fare a spallate con Lambrate come meta cittadina prediletta.

21 maggio 2010

1001 (even crappy) Beers You Must Try Before You Die


Arrivato ieri, in tutto il suo splendore e spessore (960 pagine di libro).
Un tomo che si propone di raccogliere quelle birre imprescindibili che renderanno anonimo il vostro decesso nel qual caso non riusciate ad assaggiarle almeno una volta in vita.
Una squadra di scrittori che praticamente copre l'intero globo, capitanata e coordinata da sir Adrian Tierney-Jones. Una dichiarazione di intenti estrapolata dall'introduzione:
My team of writers and I have chosen these beers because they are superb examples of brewing craftsmanship, are wonderful to taste, and will remind people time after time why beer is the best drink in the world: the drink that brings people together, inspires sociability, and quarries forth a whole new dimension of sensory contemplation. They have also been chosen because they represent the devotion, innovation, inspiration, and sheer "joie de vivre" that brewers bring to their beers.
L'occhio cade subito sulla rappresentanza italiana.
Prima però, le penne: Maurizio Maestrelli fa la parte del leone, firmando 34 recensioni su 47, Laurent Mousson 2, Des De Moor 1; il resto del piatto se lo dividono Michael Opalenski, Stefania Siragusa e Eugenio Signoroni, laureati all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

1) Birrificio Italiano Amber Shock
2) Bi-Du ArtigianAle
3) Orso Verde Backdoor Bitter
4) Moretti Baffo D'oro
5) Birra Amiata Bastarda Doppia
6) Barley BB10
7) Birrificio Italiano Bibock
8) Pedavena Dolomiti Doppio Malto
9) Grado Plato Chocarrubica
10) Birra Troll Dau
11) Montegioco Demon Hunter
12) Montegioco Draco
13) Baladin Elixir
14) Baladin Erika
15) Almond '22 Farrotta
16) Cittavecchia Formidable
17) Forst Sixtus
18) Birra del Borgo Genziana
19) Birrificio Lambrate Ghisa
20) Almond '22 Irie
21) Ichnusa Jennas
22) Birra del Borgo KeTo RePorter
23) Montegioco La Mummia
24) La Petrognola
25) Bi-Du Ley-Line
26) Birrificio Lambrate Ligera
27) Birrificio Lambrate Montestella
28) Beba Motor Oil
29) Scarampola Nivura
30) Baladin Nora
31) 32 Via dei Birrai Oppale
32) Torrechiara Panil Barriquée Sour
33) Torrechiara Panil Enhanced
34) Pausa Cafè P.I.L.S.
35) Montegioco Quarta Runa
36) Stazione Birra Rajah
37) Birra del Borgo ReAle
38) Barley Sella Del Diavolo
39) Troll Shangrila
40) Brùton Stoner
41) Theresianer Strong Ale
42) Birrificio ItalianoTipopils
43) Pausa Cafè Tosta
44) Birrificio del Ducato Verdi Imperial Stout
45) Birrificio Del Ducato ViaEmilia
46) Barchessa di Villa Pola Soci's Schwartz
47) Baladin Xyauyù

Il gioco si chiama trova l'intruso.
3... 2... 1... via!

***

In ogni caso, compratelo: pieno di immagini ad alta risoluzione, cenni storici, profili organolettici, aneddoti, temperature di servizio.
Ecco, magari saltate qualche pagina.

14 maggio 2010

Chiudi gli occhi, visualizza la scena...

Lui distinto: giacca, pantalone, camicia e mocassino d'ordinanza. 
Lei schricchiolante e decisamente meno appariscente, tradisce forse un po' più i segni del tempo.

Compaiono in orario aperitivo, 19:00 circa.
Lambrate il luogo prediletto, occasionalmente fanno comparsate extra fuori città (avvistamenti al Birrificio Italiano e al Bi-Du). In un'oretta scarsa tritano facilmente un paio di pinte o una tripletta di 0,3l a testa, e mi mettono di buon umore.
Nel mentre, sgomitano caparbiamente per quella guerra all'ultimo stuzzichino che si scatena nel pre-cena, quando studenti e lavoratori si trasformano incomprensibilmente in mostri famelici pronti a morderti mezzo dito alla prima distrazione.

Cut.

Mio nonno versante materno comprava Nastro Azzurro.
Un giorno gli suggerisco di guardare oltre, sicuramente sugli scaffali Coop avrebbe trovato di meglio. La volta dopo lo trovo a merenda con una Chimay Bleu a canna. Si è riempito la cantina e ora beve solo quella. 70 anni e qualcosina.

Cut.

Mia nonna versante paterno non comprava Nastro Azzurro. Comprava Moretti.
Un giorno capito a cena con una bottiglia di Tipopils ed esce di testa. Oggi ancor prima di salutarmi mi chiede se le ho portato "quella birra là, quella buooona!". 70 anni a breve.

***

Questo per chi ancora pensa che la birra artigianale sia appannaggio di pochi, e soprattutto che le generazioni più datate ne siano tagliate fuori.
Non scherziamo. Non abbiamo cultura birraria, questo è vero. Abbiamo però un'altra cultura, tutta italiana: quella del buon cibo e del buon bere. Sappiamo benissimo riconoscere la qualità, quando un prodotto si erge tra la massa perchè sa raccontare qualcosa in più, sa emozionare.
Basta provare, e far provare anche chi mai penseremmo possa apprezzare.

11 maggio 2010

Ho visto luci, ho visto ombre: un occhio trasversale a Pils Pride 2010

Frequento Pils Pride dalla sua nascita, quattro anni fa, mentre il Birrificio Italiano e alcuni membri del suo team da ben più anni. Avendo speso qualche anno dietro a quel bancone in rame ho però sviluppato una tendenza particolarmente critica, che pur nascendo in modo amichevole, talvolta lambisce il confine della pignoleria gratuita.

Mi sono posto la domanda: un successo anche quest'anno? In rete pare esserci un corale sì: quì, quì, e infine quì. Io ovviamente dico .

Mi unisco ai complimenti senza scadere nel melenso per le due novità, la degustazione alla cieca di sabato mattina e la possibilità di portare a casa le pils partecipanti in formato bottiglia. Bene la consueta conferenza domenicale, le visite all'impianto di produzione, il banchetto di assaggio luppoli - strumenti utili per coloro che sanno, per coloro che non sanno. Un grosso sì anche per la nuova grafica delle t-shirt, finalmente curata.

9 birre italiane su 13 totali, orgogliose ma con una comune tendenza alla ricerca del di più, dimenticando spesso la beverinità. Buone e convincenti Omnia e Tipopils, Levante trascurata così come Sausa, Magut con tanta voglia di stupire ma pasticciona, P.I.L.S. irriconoscibile.
4 tedesche dietro a fare il lavoro nero, svolto onestamente da Beck e Schoenram.

Lo sgambetto letale al weekend è stato sferrato principalmente dalle condizioni meteo quasi settembrine piuttosto che primaverili. Se c'è una marcia in più del Birrificio Italiano è proprio lo spazio esterno ampio, comodo, conviviale: i lunghi momenti di pioggia hanno invece costretto la calca all'interno.
Poco male, amo la calca nei pub: ti fa sentire vivo. Non però quando a intervalli regolari parte un microfono a decibel improponibili che richiama l'attenzione sui piatti che escono dalla cucina; non quando un'orda di bambini starnazza e gioca a guardia e ladri inseguendosi tra le mie gambe (e quì il dito non è puntato contro tu bambino, ma contro tu genitore che non hai minima idea di come educarlo); non quando devo sorbirmi l'ennesimo, banale binomio birra artigianale & musica folk/jazz, quest'anno dei seppur bravi Me, Pek & Barba e Milano Jazz Gang.

Pils Pride è un evento importante e a livello internazionale unico nel suo genere, dunque come tale deve essere rispettato con adeguata organizzazione. Facile che le pilsner passino inosservate, addirittura bistrattate: per mantenere la curiosità che meritano, per adesso ancora alta, l'evento dovrà sapersi rinnovare, ampliare e perfezionare. Partendo magari dal coinvolgimento di sponsor e collaboratori che possano fornire nuove e misconosciute birre (italiane e soprattutto non) che diano respiro e freschezza alla manovra.

Occhi rivolti da subito all'edizione 2011.

06 maggio 2010

Fuori le palle, pils

1842, città di Plzen, Repubblica Ceca. L'incontro delle caratteristiche nobili e delicate di acqua, malti e luppoli autoctoni con un birraio bavarese di nome Josef Groll e un ceppo di lievito espatriato dalla Germania. Limpide, dorate, con schiuma fine ed abbondante, aromi di miele, malto fresco, erba e fiori, gusto equilibrato, finale secco e amaro. Nascono le pilsner.

Ne dedico spazio perchè questo weekend salgono in cattedra durante Pils Pride, l'annuale due giorni organizzata dal Birrificio Italiano.

Quanto senso ha nel 2010 rivendicare l'importanza di queste birre?

Di esecuzione estremamente difficile (cosa che le rende appannaggio di pochi birrai), le pils sanno essere eleganti pur parlando la lingua del popolo, conservando semplicità ed equilibrio se fatte ad hoc e maturate a lungo. Sopra ogni cosa, incarnano alla perfezione l'idea di "session beer": ne puoi bere un paio, due paia, tre paia, e non sentirti sottosopra la mattina dopo non volendoti svegliare per andare al lavoro.
Attenzione però!
Ci sono palati a cui non basta un approccio morbido e gentile verso ciò che assaggiano; vogliono essere violentati, schiaffeggiati, vinti, stupiti. Cercano questo eccesso perchè ne hanno fisicamente bisogno, lo desiderano. Difficilmente al bar ordineranno una pilsner.
Se conoscete qualcuno che rispecchia queste caratteristiche, sapete dove portarlo a tradimento sabato o domenica, o entrambe.

Come l'anno scorso, la stragrande maggioranza saranno birre italiane. E la viva speranza è trovare agguerrite sfidanti delle celebrate ammiraglie di casa Tipopils ed ExtraHop: caro Ago, sono abbastanza annoiato di vederle spesso prese come unici punti di riferimento in Italia.

Dunque fatemi vedere questo orgoglio: ho già il bicchiere in mano, stupitemi!