30 aprile 2010

Mash-Up! Weizen alla frutta


Caso vuole oggi trovassi nel frigorifero una banale Paulaner Hefeweissbier sopravvissuta a un qualche party casalingo. Per quanto mi riguarda le weiss/weizen sono in maggior parte anonime, prive di personalità e facilmente stancanti. L'uso migliore a cui posso destinarle è un veloce bicchiere dissetante nella stagione calda. Uno soltanto.
Scartata quindi subito l'opzione 1) Bevine un boccale intero a metà di un pomeriggio mediamente tiepido, si palesa l'opzione 2) Esperimento!
L'idea malsana è ricreare una weizen ai frutti di bosco - se digitate il suffisso generico "berry wei-" sulla search bar di RateBeer troverete 47 risultati, quindi perchè no? - scomponendo però le due parti. L'ortofrutta stamattina offre dei lamponi in evidente stato di decomposizione ma anche dei mirtilli grandi e turgidi, quindi vada per i secondi.




Se come me non avete una centrifuga, frullate i mirtilli passandoli poi con un colino per eliminare quanto più possibile della membrana esterna. Dosaggio frutta-birra a piacere, iniziando con poche aggiunte e poi eventualmente ripetendo l'operazione.






Bellissimo aspetto fucsia con screziature borgogna, schiuma massiccia e frastagliata. Al naso un mirtillo abbastanza snaturato lascia spazio a banana verde e mela grattuggiata, con in secondo piano una nota di pane/lievito fresco. Dolce e acidulo entrambi molto lunghi, leggera frizzantezza, piena e altrettanto delicata.

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La colazione dei campioni: lieviti, antiossidanti, proteine e vitamine, tutto shakerato in un unico bicchiere. Facile, veloce, divertente, appagante: mandate a cagare i duri e puri che invocheranno il patibolo.

27 aprile 2010

Mahr's Ungespundet/Milano/in spina: puoi ripetere, prego?

Quasi in contemporanea, ieri pomeriggio ho ricevuto due email-suggerimento riguardo un posto mancante nel progetto Milano Beer Guide: Scott Joplin Pub. Cliccato subito il link, sezione spine, ho sussultato alla seconda e terza voce: Pilsner e soprattutto Ungespundet di Mahr's Brau, Bamberga.

Eccomi!

Ungespundet Hefetrub il nome corretto: il primo termine significa letteralmente "senza tappo", deriva da "unbunged" e indica una fermentazione tradizionale oggi ormai dimenticata che avviene in vasche aperte all'aria; il secondo è invece l'insieme delle parole lievito ("hefe") e torbido ("trub"). Avvicinabile alle più comuni Keller e Zwickl, è una lager non filtrata di colore dorato carico, abbondantemente velata per la presenza dei lieviti, con aromi di pane e malto fresco che giocano assieme ai profumi morbidi e leggermente floreali dei luppoli.

Un'esperienza edonistica bevuta sul posto a Bamberga la scorsa estate. Un'esperienza da dimenticare invece in fretta ieri sera: una "U" caratterizzata fortemente da zolfo al limite e acidità decisamente non appropriata. Peccato!
Buona invece la Pilsner: brillante, vaporosa, finemente erbacea, secca.

Siamo in zona Niguarda, non esattamente un quartiere frizzante di Milano, però il pub è curato e accogliente. Martedì 4 maggio aprirà alle 17:30, e ospiterà un mini-festival con 4 fusti a caduta: le stesse Pilsner e U, Coniston Bluebird Bitter e una sorpresa dell'ultim'ora.

Cara U, una seconda chance te la meriti.

26 aprile 2010

Così pensavate che non ce l'avremmo fatta, eh?

Due ore di pedalata sotto la pioggia non hanno scalfito gli animi: ci abbiamo creduto, il meteo ha dovuto soccombere e darci ragione. Giù il cappello per Bianca, Giaguarino, Michela, Lorenzo, Andrea, Maso, Ciusso, Emanuela, Anna (+ Fado e Vittoria versione trainer).
















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Un grosso "grazie" a tutti gli ospiti che hanno sopportato i nostri eccessi di entusiasmo. Tenete d'occhio Birradio per una testimonianza in diretta tra Tony e noi semi-ubriachi già alla quarta tappa.

Quì un sacco di foto. Quelle belle.

22 aprile 2010

Un progetto: Milano Beer Guide

15 anni di storia della birra artigianale in Italia sono briciole se confrontati con la tradizione europea o anche americana: l'attenzione e la curiosità stanno però lentamente crescendo, c'è chi inizia a conoscere le birre, cercarle, volerle. E leggerne. Sugli scaffali delle librerie possiamo ora trovare dai volumi generici su storia, stili e geografia birraria, alle introduzioni all'homebrewing, alle guide ai microbirrifici artigianali.
A momento nessuna pubblicazione prende però in esame una singola città catalogandone i luoghi in cui la birra artigianale è protagonista (siano essi pub, bar, birrifici, brewpub, beer shop, ristoranti). Certo è generalmente difficile scovare un numero di posti concentrati in un'unica località tale da scrivere una guida: facile pensare a Roma, ad oggi forse luogo d'eccellenza per la birra in Italia e non, ma io dico anche Milano, che a voce bassa sta sgomitando per ottenere la propria visibilità.

Quì parte il progetto: raccogliere e catalogare le mete meneghine devote alla birra artigianale, creando una guida per tutti coloro che trovandosi in città vogliano sapere dove dirigersi quando placare un improvviso attacco di sete.
Due teste sono notoriamente meglio di una, se non altro hanno prospettive diverse dello stesso contesto, e quindi tutto ciò avverrà in collaborazione con un beer-hunter d'eccezione: Stefano Ricci.

L'elenco dei posti selezionati è il seguente:

Hop
Moonshine
Alchimisti Anonimi

In fase di elaborazione anche una sezione "Worths the trip!" per locali particolarmente meritevoli in Milano provincia, o comunque decentemente raggiungibili da centro città.

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Chiunque avesse suggerimenti o sia a conoscenza di posti che varrebbe la pena includere in lista può scrivere quì: godownleo(@)gmail(dot)com

Scontato dire, potenziali editori fatevi avanti!

16 aprile 2010

!!! BeerByBike Parma annullato !!!

Come da titolo.
Fissato per domani, purtroppo posticipato-a-chissà-quando causa condizioni meteo avverse. Anche se al momento i partecipanti si potevano contare con le dita di una mano, lo spazio commenti resta aperto per chiunque voglia lanciare maledizioni e affini.

14 aprile 2010

Cronaca di una morte annunciata: BeerByBike contro Roma


Anche se questa settimana è dedicata all'edizione parmense, il BeerByBike headquarter lavora furiosamente per l'organizzazione della prossima tappa, questa volta in collaborazione con sua maestà Cronache di Birra.

Roma, sabato 24 aprile tocca a te!

1) Ritrovo verso le ore 13:00 da Pizzarium, dietro il Vaticano, per un breve fondo stomaco.
2) Stop Bir&Fud bottega seguendo la ciclabile lungo Tevere.
3) Johnny's Off License, San Giovanni.
4) Birra+, Pigneto.
5) Domus Birrae, via Cavour (Ssssh!)
6) Open, Campo dei Fiori.
7) Intervallo in via Benedetta tra Bir&Fud pizzeria e MaCheSieteVenutiAFà.
8) Rush finale Brasserie 4:20 e Mastro Titta per gli irriducibili.


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Al momento l'amico meteo dice tre giorni ininterrotti di pioggia durante quel weekend. Sto parlando con Eolo per spazzare via un po' di cumulonembi: in caso la trattativa non andasse a buon fine il divertimento verrà rimandato a data da definirsi. Aggiornamenti/prenotazioni quì e su Cronache.

07 aprile 2010

Un italiano, un kiwi e un americano fanno una strong ale nel Derbyshire: tutto vero!

Thornbridge Alliance, ad oggi una sola cotta: prodotta marzo 2007, imbottigliata agosto 2008, messa sul mercato aprile 2009; una bottiglia che pare già avere avuto una storia complicata.
Strong ale concepita da Stefano Cossi, head brewer del birrificio, e dalla popstar del panorama birrario internazionale che risponde al nome di Garrett "Brooklyn Brewery" Oliver. Risultato diviso poi in 3 parti: due invecchiate 18 mesi rispettivamente in botti madeira e pedro ximénez, la restante vergine da legni (l'unica recuperata, di cui mi accontento). Infine, tutte rifermentate in bottiglia con lievito Champagne.




Apro.
Ambra, vagamente opaca ma con lampi aranciati molto belli, schiuma abbondante, longeva e viscosa. Al naso subito malto (caramella mou, crema inglese, mieli scuri), che lascia poi spazio ad una lunghissima frutta passita, finendo con accenni di marmellata di agrumi, pepe, erbe aromatiche e quella nota etilica sempre lì a ricordarti l'11% abv. Entra a piedi pari in bocca, avvolgente e allo stesso modo arrogante, si incolla in punta restando adeguatamente secca e ruvida ai lati.
E' buona quì.
E' buona quì.

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Loro direbbero con fierezza: "Innovation. Passion. Knowledge."

1) Innovation
Assieme ad alcuni audaci birrifici (di primo acchito includo Dark Star, Brewdog, Otley, Titanic...) stanno riscrivendo alcune pagine di storia della birra nelle isole britanniche. Svecchiano gli stili classici e rivalutano specie dimenticate come IPAs e Imperial Stouts. Usano ingredienti canonici così come luppoli americani, giapponesi e neozelandesi; azzardano una Imperial IPA, una birra al miele di castagno, una baltic porter. Spingono un'idea di marketing fresca, giovane, nuova rispetto gli standard anglosassoni, spesso ancorati a tradizioni polverose e cedevoli.
2) Passion
Birrai a tempo pieno, occasionalmente giudici internazionali e insegnanti; tempo rimanente speso tra social networks e beer-blogging.
3) Knowledge
Un tecnico alimentare italiano (Stefano Cossi) e uno neozelandese (Kelly Ryan). Un ex chef convertito alla birra (Matthew Clark). Due recenti entrate della campagna acquisti sono stati nuovamente un kiwi (James Kemp), pluripremiato homebrewer, e un italiano (Andrea Pausler), sempre tecnico alimentare.

Riassumendo: un gruppo di secchioni giovani, internazionali, con idee molto chiare ed enstusiasmo smodato per le real ale... insieme cavalcano un vento che profuma di novità.

02 aprile 2010

Ci prendiamo gusto: sabato 17 aprile, BeerByBike Parma

O meglio, birrifici nella campagna parmense...

Prima tappa: Torrechiara
Seconda tappa: Toccalmatto
Terza tappa: Ducato

Partenza ore 12 circa da Parma centro, rientro in città in treno da Busseto verso sera.
Più o meno 75km, astenersi perditempo.

Per ricevere dettagli e aggiornamenti, comunicate l'interesse quì: godownleo(@)gmail(dot)com


Birra richiede amore: se non sai darlo, lascia perdere

Non sono un assiduo frequentatore di beer shop, rimango più a mio agio nel trio birra-sgabello-bancone piuttosto che in quello birra-poltrona-casa. Un po' per indole personale, un po' essendo fortunato abitando in una zona d'Italia in cui le possibilità di trovare spine artigianali al pub sono numerose. Per chi invece abita zone decentrate, talvolta dimenticate, un beer shop, assieme al web, rimane l'unica possibilità di conoscenza, esperienza e scoperta della birra artigianale.

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Milano, zona città studi, cerco birra per un insolito tasting casalingo. Rapidamente il cervello mi corre in aiuto: "Psst... ci sarebbe RoyBeer, in via Plinio." - Io: "Ok, andata!"
Ogniqualvolta entro in un beer shop, la reazione iniziale è vergognosamente infantile: colori, forme, disegni, tutto rapisce l'attenzione provocando espressioni vocali vagamente riconducibili a "Ooooh" e "Uuuuh". E così accade anche oggi. Se non fosse che mi fermo dopo poco, c'è qualcosa che non quadra, alcune bottiglie che placano la mia eccitazione.
Birrificio Italiano, uno scaffale non refrigerato, illuminato ad incandescenza.

Parentesi. Qualcuno potrà pensare che in queste pagine venga menzionato il nome "Birrificio Italiano" un po' troppo spesso. Facciamo chiarezza: ci ho lavorato per 3 anni, sono ancora affezionato ad alcune persone attualmente lì, producono birre che amo e birre che odio, posso dire di conoscerle tutte piuttosto bene. Cosa forse più importante, è a 5 minuti di macchina da casa. O 15 minuti di pedalata, se preferite.

Ora. Prendete una qualsiasi loro bottiglia, giratela, e nel retroetichetta troverete scritto "Conservare a 2°-4° C" - caratteri non cubitali ma esplicitamente in neretto. Questo perchè se l'alta temperatura (assieme alla luce) è nemica della birra in genere, diventa elemento letale per quella non pastorizzata - specialmente se fragile, non rifermentata in bottiglia, bassa fermentazione.
Per che cosa mi chiedi di pagare quindi Mrs. RoyBeer? Una bottiglia-potenzialmente-buona-che-tu-hai-conservato-coi-piedi-e-pretendi-di-vendere-come-fosse-perfetta? Questa è spazzatura Mr. RoyBeer! Questa è correttezza che viene mandata a quel paese: verso il cliente, verso l'artigiano.

Lo stesso problema è comune ad altri beer-shop; come questo esempio però, anche altre birre artigianali italiane esigono un trattamento attento, capace e scupoloso, in modo da mantenere le caratteristiche organolettiche che il birraio ha voluto creare. Birre che necessitano refrigerazione dichiarata, e quindi un frigorifero, possibilmente a luce bassa e fredda.
Come dici? Un frigorifero ti costerebbe troppo? Bene, tieni una sola bottiglia in scaffale per ognuna in listino (vuota, oppure piena a condizione che poi la beva tu), e abbi almeno la decenza di sistemare quelle in vendita in una cantina buia e che perlomeno non raggiunga temperature tropicali nella calda stagione.

Questo è il minimo dovuto. Questa è onestà, correttezza, professionalità. Amore.
Se leggendo lo percepisci come un discorso surreale, allora non aprire un beer shop.
Qualcuno lo farà al posto tuo. E meglio.

NEXT!