29 marzo 2010

Hometreat! Curry all'italiana vs India Pale Ales

Hometreat! Da oggi nuova rubrica: aprire frigorifero e cantina azzardando abbinamenti potenzialmente vittoriosi. Dato che grammi e tempi di cottura non fanno per me, i post conterranno: l'idea, gli ingredienti e l'effetto birra/cibo generato. Sia esso memorabile, vomitevole, dimenticabile.

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Due IPA in cantina: Odell St. Lupulin e Teppinaki (da homebrewer, non io). Il frigo replica a gran voce con un mazzo di asparagi, due porri e una manciata di gamberi rossi. Le india pale ales sanno giocarsela bene su piatti speziati, saporiti, (concedetemi la parola "etnici")... perciò tento un risothai-curcuma-coriandolo più tutto il resto. Gli unici due accorgimenti: gamberi lasciati crudi per salvarne freschezza e grassezza; le loro teste conservate e utilizzate in cottura provando ad ottenere un ricordo di mare - Perchè dove viaggiavano le IPA in tempi remoti? Mare, indovinato.

Il prima



Il dopo



Lupulin delicata, spinge su agrumi e frutta bianca rimanendo gentile e maltatamente rotonda in bocca: luppolo e spezie lavorano bene abbracciandosi, anche se forse manca un piccante più incisivo; il gambero è sapido e burroso, ma l'amaro lava via deciso. Teppinaki profuma di resina, terra, ha parecchio caramello e un amaro vegetale che picchia duro: salmastro in evidenza, resta un po' impacciata con la rusticità dell'asparago e comunque brutale sull'innocenza dei gamberi.

In caso vogliate riprodurre, cucinate un po' come vi pare. Regole precise di sicuro non esistono: semplicisticamente, più il piatto è sbruffone più la birra dovrà essere adeguatamente strutturata. Se funziona fate un brindisi anche per me, se naufraga confezionate gli avanzi e spedite a:

Alessio Leone
via Ceresio 26/A
22074 Lomazzo (CO)

...scrivendo: "Prova a mangiarlo tu, adesso!"
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Colonna sonora
Movie Star Junkies: "Melville" (Voodoo Rhythm, 2008)

26 marzo 2010

Nessuno può chiamare una birra "Il Becchino", loro sì


Premessa
Diciamocelo: la comunicazione degli eventi con relativo margine d'anticipo rimane forse il tallone d'Achille di Lambrate. L'ho detto? L'ho detto. Ho una spiegazione però: probabile siano molto più impegnati a coccolare le loro creature, piuttosto che perdere tempo come me davanti a schermo e tastiera - ma forse questo, in fondo, ridona anche un senso compiuto ad un blog: reperire informazioni che altrimenti passerebbero in sordina, confezionarle e divulgarle.


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"Becchino", forma raffinata per "Beccamorto" (esattamente quello che pensate, cioè "colui che mordeva l'alluce dei morti in epoca medioevale per verificare che fossero a tutti gli effetti... bhè, morti").
Che tradotto in milanese come lo sono tutti i nomi delle birre del birrificio diventa "Beccamort". Che sulla carta è una oatmeal stout; che ha fatto una comparsata circa un annetto fa e che mi ricordo cioccolatosa, suadente, erotica.

Domenica 11 aprile (tra due settimane, quindi forse neanche così presto, ma con la girandola di eventi che ruotano attorno alla birra artigianale è sempre meglio prendere d'anticipo l'agenda) ci sarà la presentazione ufficiale al pub. Suonerà una band, pare una "folk band" - con cui ho detto tutto e niente - ma dove li incastreranno (o dove incastreranno noi, visti i 60 metri quadrati) meglio chiederlo a loro.

Di sicuro una nuova occasione per trascorrere una serata circondati da birre brillanti e dall'atmosfera chiassosamente unica di via Adelchi 5.

24 marzo 2010

Stampala, piegala, tienila in tasca: a domenica!




Puntuale, precisa, questa volta quasi cerebrale: la mappa del BeerByBike Milano #2, ovviamente firmata Yety (che purtroppo però non sarà del gruppone). Errata corrige: la partenza non sarà alle 15 ma verrà anticipata alle 13:30 con quarto d'ora accademico. Il tempo pare esserci amico. Potete sfoderare i vostri boccali di fiducia, che le 3 tappe sono già state avvisate.
Serve altro?

23 marzo 2010

1) Ricorda sempre che non è così facile!

La cena finale di Beerology al Birrificio italiano è stata fortemente educativa: ottime birre, ottimo cibo, e un banale esempio di come ciò non sia sufficiente per ottenere matrimoni vincenti.

(Fermati, se hai fame non andare oltre e chiudi la pagina...)

Trota rosa del lario affumicata con salsa di cipollotto e Tipopils
Pasta e fagioli alla "Bibock" con trito di crudo parmense e radicchio di treviso
Terrina fredda di maiale, fegato, prugne secche e pistacchi
Mousse di cioccolato, VùDù e Verdi Imperial Stout

Birre. Un'aperitiva Musa Inverno della casa, variante anice stellato e fave di cacao: sacco di malto, speziatura lieve, ombra di corpo acidulo e insolita setosità - le Muse mi sono un po' antipatiche, ma ormai lo so a priori. Lambrate Ghisa ben rotonda e con la solita affumicatura calibrata. Lariano Grigna massiccia, prima tanto mielosa, dopo tanto amara. Rurale Terzo Miglio resinosa, balsamica e prosciugante. Ducato VIS ampia, elegante e piccantemente cioccolatosa.
Cosa non ha funzionato allora? Ghisa/Grigna curiose con fumo e pepe, ma anche troppe per una semplice trota. Terzo Miglio/ancora Grigna sulla pasta e fagioli, entrambe amaro lungo e ripulente, entrambe corpo strapazzato dalla succulenza del piatto. Terzo Miglio/VIS sulla terrina, mossa vanamente empirica. VIS e mousse le sole a braccetto, forse per consonanza.

La prima regola da tenere a mente rimane dunque quella del titolo. Porre la birra in tavola rappresenta l'edonismo nella sua forma più pura: divertente, avvincente, didattico, appagante. Puoi iniziare scegliendo un piatto e poi andare a cercarne il completamento liquido idoneo; viceversa, arditamente, puoi prima cercare la birra voluta e poi costruire il piatto a seconda delle sue esigenze. Puoi lavorare su equilibri, contrasti, spigoli, successi annunciati, ammutinamenti inaspettati: in ognuno di questi casi avrai un'esperienza sensoriale comunque entusiasmante.
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Cosa stai aspettando quindi? Prendi una birra, trovale completamento adatto: poi che funzioni oppure no, godine, scrivine e infine raccontalo.

18 marzo 2010

Mancherai a me... a tanti no




Parlo di chi qualcuno (forse) riconoscerà in foto: Alessandro all'anagrafe, il nickname "Mansell" acquisito causa impareggiabile manualità dietro alle spine del Birrificio Italiano. Bhe, da oggi impegnato in un'altra avventura: forse conserverà il nomignolo...

Primo ed unico ad insegnarmi come camminare dietro un bancone: testa alta/bassa all'occorrenza, obiettivo domani, lingualunga, sorrisosempre. Non sai quante volte ti abbia odiato.
Sopra ogni cosa: un amico.
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Se ci fossero errori ortografici, questa sera resteranno tali.

14 marzo 2010

Primavera chiama/Beer By Bike risponde

Un'eco che risuona in città, ascolta!
Cerca te che ami ruote e pedali, te che sei alla ricerca della birra perfetta; e perchè no, anche te pigrone che la birra perfetta l'hai già trovata ma guardandoti allo specchio vedi solo pancia e chiapponi.
La data da fissare è domenica 28 marzo: Beer By Bike Milano #2, ovvero "tappone pavese". Partenza da Conchetta tonici ed equipaggiati, ore 13:30 circa. Meta pomeridiana Homebrewers Day quì, 26 km direzione sud lungo la ciclabile naviglio pavese: sbraco pomeridiano e birre in mezzo ai campi, sfido a trovare di meglio. Prima del calar di tenebra si rimonta in sella per tornare in città - rush finale Hop/Lambrate in versione doppio aperitivo a oltranza.
Percorso totale 58km, niente lamentele che la maggior parte stavolta sono in piano e senza arroganza automobilistica. Alcune voci danno per certa la presenza di Flavio Boero in versione tutina imbottita.
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A breve arriverà anche la mappa da stampare, godownleo(at)gmail(dot)com è invece l'indirizzo dove scrivere.

11 marzo 2010

Right Attitude?

Forse sì, forse no. Chi può dirlo? Il mercato probabilmente ci darà una mano a capirne di più. Una cosa è certa: hanno idee, tante, e profumano di nuovo. Hanno possibilità produttive, quantità e qualità. Come se tutto ciò non bastasse, sono anche parecchio agguerriti. Andate a trovarli! Troverete porta aperta, sorrisi, braccia sporche, testa bassa. E tanta musica alta.
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Io nel frattempo stappo una birra alla loro salute.
Ah, la bevo dalla latta e la schiaccio col piede!





10 marzo 2010

Giusto per ricordarci che siamo sempre piccoli, troppo piccoli

Beerology 2010: terza lezione vacante, mi chiedono di occuparmene. La cattedra non è propriamente il mio habitat naturale - mi spaventa e crea prurito, forse lascito degli anni scolastici - ma come tutto ciò che non riesci a padroneggiare con cura sviluppa una misteriosa attrazione.
Stasera la cosa più ardua è condensare anni, stili e geografia birraria in poco più di due ore. Si tenta il meglio possibile: una spiegazione, un aneddoto, un botta e risposta intervallato a qualche sorso - tra cui spicca un birillino Orval giovine e fresco di quelli che piacciono ammè.
Lancette che si inseguono, senza accorgersi arriviamo quasi alla fine. Si apre la parentesi Stati Uniti, arriva una domanda: "Ah ma in America esiste la birra artigianale?" - Silenzio, sguardi persi nel vuoto, punti interrogativi: mi fermo un attimo a pensare e mi ricordo che noi (noi quelli della birra che solo artigianale altrimenti no, quelli delle stesse facce negli stessi posti, quelli con i beer-blog tra i preferiti, quelli che danno tutto per scontato) rappresentiamo un numero infimo e ridicolo, quello che mi piace chiamare "il popolino". Il mondo reale sta da tutt'altra parte, è lì che ci guarda, fatica a capirci e ancora aspetta di essere conquistato.
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Tento di riprendere il filo, ricomincio daccapo.
"C'era una volta..."