Ricordate la Ghisa? Suadente, impenetrabile, garbata, forse anche un poco dimenticata... Bhe, ora indossa la corona ed è incazzata. Parecchio.
La guardi - sei attento, cerchi di non abbassare lo sguardo, però già sai che farà male, lo capisci da quella schiuma bruna, minacciosa, perenne. La annusi - tutto ciò che ti aspetti, adesso in versione pimpata, e tutto il resto che invece non avevi previsto: un legno vintage, un etilico muscoloso e una piacevole punta di selvatico. La bevi - entra morbida e piaciona, dura per sempre e ti asciuga la bocca con un amaro quasi chirurgico. La ribevi - e sono dolori.
Ieri sera in Lambrate, cena di benvenuto e arrivederci a chissà quando. Accompagnata da una monoportata composta da carrè d'agnello iperspeziato, verdure agrodolci e mattonella di couscous. In fatto di abbinamenti non capisco nulla, ma questa mattina appena sveglio ho ruttato quel selvatico, quell'affumicato, quel legno, quel luppolo. E mi è piaciuto alquanto.
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La foto purtroppo non è granchè, ma il disegno vincerà il premio grafica 2010. Non importa se siamo a gennaio.