Il mio bere birra si riduce generalmente a quattro fattori: entusiasmo, piacere, quantità e un pizzico di serietà. Sì serietà, non seriosità. Anche io però navigo nelle contraddizioni, perciò alle volte indosso l'abito stirato e la faccia finto-professore recitando la mia parte (e il professore affascina, no?).
Occasionalmente prendo parte a sessioni di assaggi più adulte rispetto a quelle quotidiane: alle volte con uno sparuto gruppo di fuoriusciti dai corsi Unionbirrai, e più sporadicamente nelle degustazioni interne del Birrificio Italiano. Due cose molto differenti: col BI si affronta una valutazione tra lotti diversi, trattamenti sperimentali e accelerazioni di shelf-life. Un approccio circoscritto ad un particolare stile, esaminato a fondo per coglierne sfumature, deviazioni e cali di prodotto. Nell'altro gruppo siamo nerds su scala più ampia: assaggi misti, assaggi in stile, assaggi a caso. Sempre mantenendo fisso l'obiettivo dell'incontro: perfezionamento di una scheda, taratura tra i membri del gruppo, ecc...
Le dinamiche si fanno difficili quando arriva la supernova di turno che in genere non mi filo di striscio: tripel, bock, blanche... Io faccio fatica, tanta. Ci sudo. Che le belgate alcoliche e complesse io me ne sbatto abbastanza, le bock le studio anche ma mi parlano in lingua, e le blanche con tutto rispetto non fanno per me.
Per quanto mi riguarda, caro tuttologo, puoi andare diretto a pelare patate: il degustatutto è mitologico, non esiste, non ci credo. Mi senti il difetto (o la sua assenza) ma se non conosci quel tipo di birra, se non è nelle tue corde gustative ci puoi fare poco; le sfumature le lascerai nel bicchiere. Quì non si parla di esperienza, si parla di emozione. Quindi ben venga imparare, dedicarsi e sperimentare, tenendo tutto al di fuori di un ambiente ufficiale.
Concretamente irrealizzabile, penso sempre che concorsi e giurie debbano organizzarsi per panel di conoscenza. A ognuno il suo.