Si stappa con il "pfff", regala un cappello inaspettato ed avvolgente, e nel bicchiere pesa come piombo fuso. Scalcia ribelle nel naso: l'etilico punge e brucia le narici, pasticceria secca e pan di spagna ingentiliscono velocemente; si fa largo un lieve sughero nel finale. Insospettabilmente amara, contemporaneamente zuccherina, le papille scazzottano e poi si arrendono, sfinite.
Buona, mediocre, da non aprire, o chissà cosa, stasera poco importa: ultima Thomas Hardy's reduce dal viaggio inglese di maggio 2008. 5200 chilometri, due amici, un'accoglienza memorabile a Great Barton Farm, una notte folle a Exeter con Alex e lo staff.
Curiosamente fuori piove forte come quella sera.
