Metti un qualsiasi ed anonimo lunedì, di passaggio da Monza. Ore 12:30. Stimolato dalla chiacchera creatasi in rete attorno a tale Bar Brianteo, mi decido a sperimentare. (Come visibile sopra) Brewdog Trashy Blonde: profumata, elegante, furtiva. Saison Dupont: timida, molto morbida ma poco espressiva. Alvinne Blond, prima volta: acidità intensa, vorrei averne più informazioni. Nell'arco di un'ora osservo: un agile pensionato che sorseggia Chimay Bleu come aperitivo; un avventore frettoloso che vorrebbe una triple take away; due lavoratori in pausa pranzo con panino cotto e fontina + Kaastel Bruin.Che il futuro delle birre artigianali risieda nel vecchio bar italiano?Dimenticavo... il prezzo: 11,50€, tutte e tre.
24 marzo 2009
22 marzo 2009
Saldi!
In tre anni spesi dietro ad un bancone l'ho fatto anche io, volentieri. A volte per la particolare simpatia, l'entusiasmo e la curiosità di un nuovo cliente. Spesso per la sua sete: come non premiare la serata di un instancabile bevitore? Nel peggiore dei casi capitava per la sua immagine pubblica...
Quanto è politicamente corretto offrire una birra in base alla persona che ci troviamo davanti? Le mie esperienze estere: Germania, Belgio, Inghilterra, Danimarca, Svezia, Repubblica Ceca. In nessuno dei paesi elencati ho mai ricevuto pinte in regalo. Non le sere in cui ero particolarmente piacevole. Non quelle in cui i miei consumi raggiungevano quantità consistenti. E nemmeno quelle trascorse parlando di birra con colui che la vendeva, magari scoprendosi "colleghi". E non perchè abbia sempre trovato publican avari ed ostili, semplicemente funziona così: la birra tu la vendi, la birra io la pago. L'eccezione è sicuramente piacevole quando ne siamo beneficiari, ma concettualmente sbagliata.
Quanto è politicamente corretto offrire una birra in base alla persona che ci troviamo davanti? Le mie esperienze estere: Germania, Belgio, Inghilterra, Danimarca, Svezia, Repubblica Ceca. In nessuno dei paesi elencati ho mai ricevuto pinte in regalo. Non le sere in cui ero particolarmente piacevole. Non quelle in cui i miei consumi raggiungevano quantità consistenti. E nemmeno quelle trascorse parlando di birra con colui che la vendeva, magari scoprendosi "colleghi". E non perchè abbia sempre trovato publican avari ed ostili, semplicemente funziona così: la birra tu la vendi, la birra io la pago. L'eccezione è sicuramente piacevole quando ne siamo beneficiari, ma concettualmente sbagliata.
10 marzo 2009
Cosa Nostra
Annusato, percepito, quasi sperato. Dopo la fugace apparizione di una non meglio identificata "Pils di Lambrate" a Pianeta Birra. Dopo che il controspionaggio ha dato notizia di una possibile Pils di Bi-Du. L'edizione Pils Pride 2009 ospiterà dodici Pilsner, per la prima volta tutte esclusivamente di produzione italiana. Orgoglio, attesa, pensieri, fermenti, domande...
09 marzo 2009
Fotografie
Sembrerà innocenza bambinesca, farà sorridere... a me diverte. Amo giocarci con le birre. Quindi non solo affrontarle al pub di turno, o interrogarle durante una cena preziosa: mi emoziona cercare quelle più adatte alle occasioni particolari.Nils Oscar Imperial Stout ha accompagnato l'inaugurazione di casa di Anna dopo il trasferimento dalla Danimarca: riflessi rubini, schiuma minacciosa, note di liquirizia e di intensa tostatura: si apre in bocca rivelandosi secca, con amaro lungo, pungente e astringente. Alcolica, ha riscaldato l'ultimo freddo strascico dell'inverno. Perchè lei? Una birra svedese, comprata in un market danese. Ricordi di un 2008 speso in andate-ritorni Malpensa-Copenhagen: città magica, materna, gelidamente nordica e parallelamente stimolante, animata da folli birrai e ancor più entusiasti publicans. Il giusto congedo da una grande esperienza e l'augurio per una nuova, altrettanto importante.
Sia esso gioia, sconfitta, inizio, vittoria, scoperta, quale birra berremmo durante quello speciale frammento di vita? . Con cosa riempiremmo il bicchiere davanti a quel film, quel disco, quel libro? Consigliate. Fantasticate. Sperimentate. Io nel frattempo ricomincio lo Zarathustra, immaginando nel bicchiere un'arrogante e profetica doppelbock...
Sia esso gioia, sconfitta, inizio, vittoria, scoperta, quale birra berremmo durante quello speciale frammento di vita? . Con cosa riempiremmo il bicchiere davanti a quel film, quel disco, quel libro? Consigliate. Fantasticate. Sperimentate. Io nel frattempo ricomincio lo Zarathustra, immaginando nel bicchiere un'arrogante e profetica doppelbock...
08 marzo 2009
Blu profondo
Birre e formaggi: due mondi spesso impegnati a scrutarsi da lontano e annusarsi a vicenda, rincorrersi e dichiararsi guerra, per poi sventolare bandiera bianca. Lo conferma venerdì 6 marzo la serata di abbinamento "Erborinati e birre", organizzata dalla condotta Slow Food di Gorgonzola (nomen omen).
Paolo Leone fascia da capitano per la squadra dei formaggi, Schigi lo sfidante. Sul tavolo Blu di bufala, Fourme D'ambert e un erborinato di capra a sostenere la cavalleria: Stilton, Gorgonzola Naturale e Roquefort. Il contrattacco, altrettanto internazionale: una coraggiosa Cantillon Vigneronne prepara il campo a Dupont Avec Les Bon Voeux, De Dolle Stille Nacht, un'orgogliosa Verdi Imperial Stout di Birrificio Del Ducato e Gouden Carolus Kuvee Van De Keizer Blauw.
Per una volta, focus sulle sensazioni organolettiche sprigionate dai cinque testa a testa. Elegante sorpresa la danza d'apertura Vigneronne-Stilton. Poi improvvise lotte all'ultimo sangue: Fourme D'ambert-Avec Les Bon Voeux sulle note amare, e Verdi-Blu di capra su quelle piccanti. Sopra ogni cosa però, l'ultima coppia... Roquefort: prepotente, sfacciato, con salinità marina (Schigi esplode: "Sembra quasi di leccare uno scoglio", seguito da istantanee risate e ubriachi consensi) - Gouden Carolus: dolce, speziata, alcolica, esalta il formaggio e ne smussa gli angoli, preparando la gola ad un nuovo assaggio. Commovente.
Ora però non mi basta: voglio di più. Non la scelta di un cibo e in seguito della sua controparte birraria, ma viceversa. Voglio si parta dalle birre: raggruppiamole per stile, oppure per caratteristiche gustative, magari paese d'origine, forse materie prime... Solo dopo pensare e scegliere il prodotto che si presti meglio per l'abbinamento. Credo possa essere una conquista di dignità. Credo sia meritato.
Paolo Leone fascia da capitano per la squadra dei formaggi, Schigi lo sfidante. Sul tavolo Blu di bufala, Fourme D'ambert e un erborinato di capra a sostenere la cavalleria: Stilton, Gorgonzola Naturale e Roquefort. Il contrattacco, altrettanto internazionale: una coraggiosa Cantillon Vigneronne prepara il campo a Dupont Avec Les Bon Voeux, De Dolle Stille Nacht, un'orgogliosa Verdi Imperial Stout di Birrificio Del Ducato e Gouden Carolus Kuvee Van De Keizer Blauw.
Per una volta, focus sulle sensazioni organolettiche sprigionate dai cinque testa a testa. Elegante sorpresa la danza d'apertura Vigneronne-Stilton. Poi improvvise lotte all'ultimo sangue: Fourme D'ambert-Avec Les Bon Voeux sulle note amare, e Verdi-Blu di capra su quelle piccanti. Sopra ogni cosa però, l'ultima coppia... Roquefort: prepotente, sfacciato, con salinità marina (Schigi esplode: "Sembra quasi di leccare uno scoglio", seguito da istantanee risate e ubriachi consensi) - Gouden Carolus: dolce, speziata, alcolica, esalta il formaggio e ne smussa gli angoli, preparando la gola ad un nuovo assaggio. Commovente.
Ora però non mi basta: voglio di più. Non la scelta di un cibo e in seguito della sua controparte birraria, ma viceversa. Voglio si parta dalle birre: raggruppiamole per stile, oppure per caratteristiche gustative, magari paese d'origine, forse materie prime... Solo dopo pensare e scegliere il prodotto che si presti meglio per l'abbinamento. Credo possa essere una conquista di dignità. Credo sia meritato.
03 marzo 2009
Nel nome del padre
La gloriosa camicia muccata di Kuaska tradisce i numerosi segni della battaglia: colori ormai pallidi, bottoni spaiati, un vistoso strappo sul gomito. Ma si sa, quando la sfoggia si attendono fuochi d'artificio. L'occasione è lunedì 2 marzo: serata in memoria di Michael Jackson organizzata da Slow Food e Compagnia Del Luppolo all'Abbazia Di Sherwood, Caprino Bergamasco.
Data l'imperdonabile assenza del pub nel mio taccuino di giralocali, arrivo con Anna in largo anticipo per un aperitivo. Piacevole sorpresa Taras Boulba di Brasserie De La Senne in spina e Brewog Punk IPA a pompa: entrambe fresche e piacevoli, sebbene sporcate da lievi odori di zolfo. Arrivati Schigi e Kuaska, con movimento furtivo il patron Michele offre una misteriosa brocca contenente un liquido color porpora: Cantillon Saint Lamvinus, dolce succo d'uve appena spremute bilanciate dalla secchezza e astringenza del lambic. Il buongiorno si vede dal mattino, no?
Ci trasferiamo nella sala allestita per la cena: 5 birre tra le più amate da Mr. Jackson abbinate ad altrettante portate. Sul muro, un proiettore lascia scorrere nostalgiche immagini tratte dal programma The Beer Hunter: spezzoni di vita come fossero cartoline ingiallite a documentare una vita dedicata al suo amore per la birra.
Aperitivo (ancora) e ancora Cantillon: Gueze Lou Pepe 2006. Kuaska rispolvera un suo cavallo di battaglia, l'odore delle carte da gioco vecchie. A me ricorda fiori bianchi. Morbida e delicata. Invece che un piatto, l'abbinamento è una pagina: il primo capitolo del libro Storie nel bicchiere di birra, di whisky, di vita. Giorgio legge con voce capace, e l'emozione sta tutta nel silenzio e negli occhi dei presenti.
Una Anchor Liberty Ale non in splendida forma accompagna un assaggio di pizza con pancetta nostrana: buona, fragrante... forse per l'abbinamento meglio una versione priva di pomodoro? Segue poi un grande classico: Marzen di Schlenkerla, proposta con una ricotta affumicata e un pecorino di fossa. Il piatto che ho preferito, dove il pecorino ha levigato l'affumicatura della rauchbier creando un goloso matrimonio tra malti e sapidità.
Forse complici i primi fumi alcolici delle birre, a metà serata l'immagine di Michael Jackson si sfuoca leggermente, e l'aneddotica di Kuaska lascia spazio a curiosi episodi di vita vissuta. "Leggere la pagina di un libro non è poi così distante da leggere il contenuto di una bottiglia": le parole di Giorgio creano il silenzio per la lettura del secondo racconto. Rapiti, riporta tutti al tema della serata.
Fuller's Vintage Ale 2008 accompagna la portata principale, arrosto di maiale e guanciale con patate al forno. Purtroppo la birra ha un fastidioso odore di burro, e l'amaro slegato dagli zuccheri residui lascia suggerire un lento riposo in cantina.
Negli ultimi anni di vita Jackson si era innamorato di una birra italiana: Xiauyù di Baladin, a noi proposta nella versione lamina argento. Esempio alieno nel panorama birrario italiano, l'esperimento ossidativo di Teo Musso stupisce sempre: mi ha riportato a una Thomas Hardy's 2003 bevuta pochi giorni prima. Come lei elegante, ricca di note di frutta secca, e decisamente calda. Cioccolatini al tartufo piccolo vizio di completamento.
Spazio finale a Schigi, in disparte durante lo svolgersi della serata. The Malt Whisky Companion alla mano come fosse la Bibbia, con un'appassionata parabola di pochi minuti ci regala una conclusione devota, sincera e sentita sul secondo amore di Michael, il single malt whisky. Nei nostri bicchieri stasera una rara versione Laphroaig 15 anni, la cui descrizione quì non renderebbe onore a questo calo di sipario.
"It's a tough job, but somebody's gotta do it!"... Ecco, lui avrebbe detto così.
01 marzo 2009
Pizza+Birra=190km (solo andata)
"Giovanni, ci hai rovinato la vita!": stessa frase, ripetuta ogni volta. Quale individuo psicologicamente sano partirebbe da Como verso l'emilia romagna per una semplice pizza? Il compito più arduo inizia con trovare una risposta adatta alla puntuale domanda degli amici: "Ma perchè?"-"Tu vieni, ne riparliamo". Ad oggi ha sempre funzionato...
Luogo del crimine: Piccola Piedigrotta, nella splendida zona dei teatri di Reggio Emilia.
Oggetto del crimine: la pizza di Giovanni Mandara, artista più che semplice pizzaiolo.
Dopo averla provata è davvero faticoso riavvicinare ciò a cui siamo vergognosamente abituati: spesso un disco pallido e secco di pseudopasta arricchita da ingredienti di serie c.Quì il simbolo principe dell'italianità nel mondo è invece un impasto di ricercate farine, coccolato da una lievitazione lenta e naturale, insaporito da materie prime di assoluta qualità. Il primo amore non si scorda mai: per me la doppia pasta, due impasti uniti in un'unica immensa pizza. Istantanea da girone dei golosi, trionfo di colori e forme irregolari, come l'imponente e minacciosa crosta (o meglio: il cornicione, come direbbe Giovanni).
La scelta cade sulla Montalbano, intreccio di mozzarella di bufala, melanzane, pomodoro e Parmigiano Reggiano, quello vero. Non paghi abbiamo trovato sufficiente spazio per l'assaggio di una pizza bianca con gorgonzola naturale e mortadella classica di Bologna, la Bbona, incredibilmente delicata. Ma come poter rinunciare a una Serenella, con patate al selenio, pancetta affumicata e Parmigiano Reggiano? Oppure a una Napojapo, affresco primaverile di bufala, agretti, e crudo di tonno rosso? Tutto accompagnato da alcune delle migliori etichette di birre artigianali italiane: Birrificio Italiano, Birrificio Del Ducato, Montegioco, Cittavecchia, 32 Via Dei Birrai, proposte e servite con la stessa passione con la quale vengono create le pizze. Noi abbiamo optato per due bottiglie di Via Emilia del Ducato: profumi fragranti di luppolo fresco, che hanno incontrato qualche difficoltà con la Montalbano ma si sono felicemente sposati con la raffinatezza della Bbona. Capite ora? Vorrei dirti grazie Gio, ma il mio stomaco ancora lamenta la poca moderazione.
15 minuti di macchina e arriviamo a Scandiano, obiettivo l'inaugurazione di Arrogant Pub. Ad attenderci Alle (due l): oste giovane e entusiasmato che in un locale sfortunatamente anonimo ha lasciato spazio ad una notevole proposta birraria. Ci lasciamo guidare in un percorso bendato. Agostino Arioli è ospite d'eccezione, ma l'esperimento Zwickler-Tipopils in botte non soddisfa il palato. Si passa ad un'ottima schwarzbier tedesca, un peccato non ricordi il nome. Subito dopo un lambic Girardin piatto di due anni, alquanto elegante. "Pausa" con Urbock Schlenkerla, prima di un vertiginoso rush finale. Sfidiamo timorosi i 12° della Palo Santo Marron di Dogfish Head. Ci ripuliamo velocemente con una Rodenbach Grand Cru, che preferisco però nelle versioni più giovani e spigolose. Segue Bourbon County Stout di Goose Island, altro mostro americano da 13°, poi Stone Ruination IPA e per ultima La Gillmoir di Fantome, che appena stappata riempie l'aria con profumi di mandarino. Come prima: grazie Alle! Anche se il fisico sembra disapprovare...
Senza renderci conto l'orologio segna le 5, e sulle note di Rino Gaetano pensiamo sia saggio dormire. Il furgone Volkswagen di Antonio si rivela comodo e le birre rilasciano in un attimo tutto il loro effetto soporifero.
(Sarebbe ora doveroso sfatare il luogo comune emilia romagna-maiale-lambrusco)
Luogo del crimine: Piccola Piedigrotta, nella splendida zona dei teatri di Reggio Emilia.
Oggetto del crimine: la pizza di Giovanni Mandara, artista più che semplice pizzaiolo.
Dopo averla provata è davvero faticoso riavvicinare ciò a cui siamo vergognosamente abituati: spesso un disco pallido e secco di pseudopasta arricchita da ingredienti di serie c.Quì il simbolo principe dell'italianità nel mondo è invece un impasto di ricercate farine, coccolato da una lievitazione lenta e naturale, insaporito da materie prime di assoluta qualità. Il primo amore non si scorda mai: per me la doppia pasta, due impasti uniti in un'unica immensa pizza. Istantanea da girone dei golosi, trionfo di colori e forme irregolari, come l'imponente e minacciosa crosta (o meglio: il cornicione, come direbbe Giovanni).
La scelta cade sulla Montalbano, intreccio di mozzarella di bufala, melanzane, pomodoro e Parmigiano Reggiano, quello vero. Non paghi abbiamo trovato sufficiente spazio per l'assaggio di una pizza bianca con gorgonzola naturale e mortadella classica di Bologna, la Bbona, incredibilmente delicata. Ma come poter rinunciare a una Serenella, con patate al selenio, pancetta affumicata e Parmigiano Reggiano? Oppure a una Napojapo, affresco primaverile di bufala, agretti, e crudo di tonno rosso? Tutto accompagnato da alcune delle migliori etichette di birre artigianali italiane: Birrificio Italiano, Birrificio Del Ducato, Montegioco, Cittavecchia, 32 Via Dei Birrai, proposte e servite con la stessa passione con la quale vengono create le pizze. Noi abbiamo optato per due bottiglie di Via Emilia del Ducato: profumi fragranti di luppolo fresco, che hanno incontrato qualche difficoltà con la Montalbano ma si sono felicemente sposati con la raffinatezza della Bbona. Capite ora? Vorrei dirti grazie Gio, ma il mio stomaco ancora lamenta la poca moderazione.
15 minuti di macchina e arriviamo a Scandiano, obiettivo l'inaugurazione di Arrogant Pub. Ad attenderci Alle (due l): oste giovane e entusiasmato che in un locale sfortunatamente anonimo ha lasciato spazio ad una notevole proposta birraria. Ci lasciamo guidare in un percorso bendato. Agostino Arioli è ospite d'eccezione, ma l'esperimento Zwickler-Tipopils in botte non soddisfa il palato. Si passa ad un'ottima schwarzbier tedesca, un peccato non ricordi il nome. Subito dopo un lambic Girardin piatto di due anni, alquanto elegante. "Pausa" con Urbock Schlenkerla, prima di un vertiginoso rush finale. Sfidiamo timorosi i 12° della Palo Santo Marron di Dogfish Head. Ci ripuliamo velocemente con una Rodenbach Grand Cru, che preferisco però nelle versioni più giovani e spigolose. Segue Bourbon County Stout di Goose Island, altro mostro americano da 13°, poi Stone Ruination IPA e per ultima La Gillmoir di Fantome, che appena stappata riempie l'aria con profumi di mandarino. Come prima: grazie Alle! Anche se il fisico sembra disapprovare...
Senza renderci conto l'orologio segna le 5, e sulle note di Rino Gaetano pensiamo sia saggio dormire. Il furgone Volkswagen di Antonio si rivela comodo e le birre rilasciano in un attimo tutto il loro effetto soporifero.
(Sarebbe ora doveroso sfatare il luogo comune emilia romagna-maiale-lambrusco)
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