03 marzo 2009

Nel nome del padre

La gloriosa camicia muccata di Kuaska tradisce i numerosi segni della battaglia: colori ormai pallidi, bottoni spaiati, un vistoso strappo sul gomito. Ma si sa, quando la sfoggia si attendono fuochi d'artificio. L'occasione è lunedì 2 marzo: serata in memoria di Michael Jackson organizzata da Slow Food e Compagnia Del Luppolo all'Abbazia Di Sherwood, Caprino Bergamasco.

Data l'imperdonabile assenza del pub nel mio taccuino di giralocali, arrivo con Anna in largo anticipo per un aperitivo. Piacevole sorpresa Taras Boulba di Brasserie De La Senne in spina e Brewog Punk IPA a pompa: entrambe fresche e piacevoli, sebbene sporcate da lievi odori di zolfo. Arrivati Schigi e Kuaska, con movimento furtivo il patron Michele offre una misteriosa brocca contenente un liquido color porpora: Cantillon Saint Lamvinus, dolce succo d'uve appena spremute bilanciate dalla secchezza e astringenza del lambic. Il buongiorno si vede dal mattino, no?

Ci trasferiamo nella sala allestita per la cena: 5 birre tra le più amate da Mr. Jackson abbinate ad altrettante portate. Sul muro, un proiettore lascia scorrere nostalgiche immagini tratte dal programma The Beer Hunter: spezzoni di vita come fossero cartoline ingiallite a documentare una vita dedicata al suo amore per la birra.
Aperitivo (ancora) e ancora Cantillon: Gueze Lou Pepe 2006. Kuaska rispolvera un suo cavallo di battaglia, l'odore delle carte da gioco vecchie. A me ricorda fiori bianchi. Morbida e delicata. Invece che un piatto, l'abbinamento è una pagina: il primo capitolo del libro Storie nel bicchiere di birra, di whisky, di vita. Giorgio legge con voce capace, e l'emozione sta tutta nel silenzio e negli occhi dei presenti.
Una Anchor Liberty Ale non in splendida forma accompagna un assaggio di pizza con pancetta nostrana: buona, fragrante... forse per l'abbinamento meglio una versione priva di pomodoro? Segue poi un grande classico: Marzen di Schlenkerla, proposta con una ricotta affumicata e un pecorino di fossa. Il piatto che ho preferito, dove il pecorino ha levigato l'affumicatura della rauchbier creando un goloso matrimonio tra malti e sapidità.
Forse complici i primi fumi alcolici delle birre, a metà serata l'immagine di Michael Jackson si sfuoca leggermente, e l'aneddotica di Kuaska lascia spazio a curiosi episodi di vita vissuta. "Leggere la pagina di un libro non è poi così distante da leggere il contenuto di una bottiglia": le parole di Giorgio creano il silenzio per la lettura del secondo racconto. Rapiti, riporta tutti al tema della serata.
Fuller's Vintage Ale 2008 accompagna la portata principale, arrosto di maiale e guanciale con patate al forno. Purtroppo la birra ha un fastidioso odore di burro, e l'amaro slegato dagli zuccheri residui lascia suggerire un lento riposo in cantina.
Negli ultimi anni di vita Jackson si era innamorato di una birra italiana: Xiauyù di Baladin, a noi proposta nella versione lamina argento. Esempio alieno nel panorama birrario italiano, l'esperimento ossidativo di Teo Musso stupisce sempre: mi ha riportato a una Thomas Hardy's 2003 bevuta pochi giorni prima. Come lei elegante, ricca di note di frutta secca, e decisamente calda. Cioccolatini al tartufo piccolo vizio di completamento.
Spazio finale a Schigi, in disparte durante lo svolgersi della serata. The Malt Whisky Companion alla mano come fosse la Bibbia, con un'appassionata parabola di pochi minuti ci regala una conclusione devota, sincera e sentita sul secondo amore di Michael, il single malt whisky. Nei nostri bicchieri stasera una rara versione Laphroaig 15 anni, la cui descrizione quì non renderebbe onore a questo calo di sipario.
"It's a tough job, but somebody's gotta do it!"... Ecco, lui avrebbe detto così.

1 commento:

Schigi ha detto...

adesso sono cavoli tuoi...

http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=149&PN=1